lunedì 16 marzo 2015

Il viaggio di una vita

Oggi ci tengo a raccontare un viaggio, ma uno particolare. Il viaggio di una vita, quella di un mio caro amico. Il suo viaggio non è ancora terminato, ma purtroppo inizia ad essere stanco e forse è così che accade, ti stanchi e decidi che hai viaggiato per troppo tempo e che è ora di fermarsi. Acs, un pitbull di dodici anni, è l'amico di cui voglio parlarvi.


Un amico a quattro zampe, ma più fedele di quelli a due. Sempre pronto a perdonarmi, senza mai farmi pesare i miei errori. Sempre pronto a dare affetto e a strapparmi un sorriso. Mi ha regalato l'unica cosa che conta davvero a questo mondo, cioè l'amore e in cambio non ha mai chiesto niente. Dodici anni l'uno accanto all'altro, ho dato quasi per scontato la sua presenza, perchè dodici anni sono tanti anche per noi essere umani, ma per lui sono ancora di più...circa ottantanove anni a sopportarmi. Ora vederlo star male non può che spezzarmi il cuore, come se me lo trafiggessero con un tizzone ardente ogni volta che lo guardo negli occhi e mi rendo conto che non posso far niente per alleviare il suo dolore. Tumore al fegato, questo è stato l'esito degli esami. Questo è il male che gli sta provocando l'atrofia muscolare e che gli ha già causato un versamento addominale. Questo è l'altro male che mi porta via per l'ennesima volta un amico a quattro zampe. 

Io voglio ricordarlo per quello che è sempre stato, non per come lo sta riducendo la malattia, ma soprattutto vorrei trovare un modo per ringraziarlo di questi dodici anni che mi ha regalato e lui lo sa quanto bene gli voglio, lo capisce più di tutti, forse più di me, ma sono io ad aver bisogno di urlarlo al mondo.






















Lettera a un amico

Ero appena una ragazzina la prima volta che ti incontrai e neanche sapevo che quel pomeriggio saresti tornato a casa con me.  Rileggendo il diario che scrivevo in quel periodo ho trovato un pezzo datato 14 giugno 2003, in cui racconto proprio del tuo arrivo. Ricordi? Stavo mangiando un gelato e sapevo soltanto che dovevamo incontrare una collega di lavoro di papà, che avrebbe portato anche il suo cucciolo. Niente di strano, non dubitavo nulla. Ricordo che quando ti vidi pensai che eri veramente buffo con quella testolina piccina tutta rugosa. Carino, ma buffo. Ci lasciarono insieme con la scusa che non potevi entrare nel bar e passeggiammo. Mi eri tanto simpatico, un cucciolo strano che non voleva coccole in quel momento, ma preferiva annusare tutto. Pensai che sarebbe stato bello averti con me e poi mi chiesero se ti avessi voluto. Quella si che fu una domanda assurda, cosa voleva dire? Chi è che porta il proprio cucciolo a fare una passeggiata  e poi lo offre a una ragazzina? Si, credevo mi stessero prendendo in giro e invece no. Ti avevano portato lì per me, ma non credo di essere stata io a sceglierti. Sei tu che hai scelto me, hai scelto di darmi fiducia e hai scelto di amarmi.
Pestifero come non pochi, sempre pronto a mangiare qualcosa anche di non commestibile, ma adorabile e irresistibile. Così hai iniziato a lasciare il segno nella mia vita e anche su un paio di automobili. Hai viaggiato, nel vero senso della parola, Torino - Eboli, dodici ore di auto e sei stato fantastico. Hai conosciuto uno dei luoghi estivi della mia infanzia, hai mangiato la guarnizione del bagagliaio di papà, che ti avrebbe ucciso! Ti sei fatto venire il mal di pancia nell'auto di mamma e omettiamo i dettagli! Hai iniziato presto a correre dietro ai polli e ai gatti e ho capito che il guinzaglio sarebbe diventato indispensabile, anche se non ha prezzo ricordarti mentre cercavi di acchiappare le galline del vicino. Hai scavato buche nel cemento per nascondere i panini e abbiamo scoperto la tua più grande abilità, scavalcare qualsiasi tipo di recinzione!


Sei cresciuto e sei diventato un cane bellissimo, con quegli occhi dolci e quel naso rosa. Sempre vivace e pronto a fare pasticci. La pompa rosicchiata, la cuccia con il buco all'interno che ti ostinavi a scavare ogni volta che l'aggiustavamo, i giochi rosicchiati e i poveri ricci che si trasformavano nel tuo spuntino di mezzanotte. Persino qualche anno fa, quando ormai eri un cane adulto e saggio, hai voluto ricordarci chi eri e hai impresso i tuoi denti sulla targa dell'auto nuova!


Sempre pronto a giocare, leccarci e travolgerci e anche quando hai conosciuto per la prima volta Stefano, ti sei mostrato per quello che sei, un amico fantastico e insieme tutti e tre ci siamo divertiti. Non dimenticherò mai come scappi appena iniziano a cadere due gocce d'acqua e non potrò mai dimenticare il tuo testone che si gira per leccare il veterinario mente ti controlla il cuore. La realtà è che io non potrò mai dimenticarti. Sei una parte di me e lo sarai per sempre.




Ho scritto questo articolo  mentre lottavi e non ho avuto il coraggio di pubblicarlo. Poi ti sei aggravato e a quel punto era più importante stare accanto a te, non c'era tempo per queste cose. Poi ti ho dovuto lasciare andare, in un giorno di sole che annunciava l'arrivo della primavera. Solo ora dopo due settimane, ho deciso di pubblicarlo. Mi manchi tanto amico mio!




lunedì 16 febbraio 2015

Il paradiso a un passo da Istanbul

Siccome ho amato Buyukada, l'isola più grande dell'arcipelago dei Principi, ho deciso di dedicarle un book fotografico! Qui sotto vi lascio un po' di cibo per gli occhi!


Di case belle ce ne sono tante, ma questa anche se un po' mal ridotta, mi ha colpito! Non so perchè, ma ogni volta che la guardo mi viene da fantasticare su come sarebbe bello sorseggiare il tè nel suo salotto (ma avrà un salotto?).


Ecco il tipico fayton, purtroppo i cavalli non sembrano passarsela bene. Sono molto magri e fanno avanti e indietro dalla piazza principale a quella del monastero, scarrozzando intere famiglie e spesso i passeggeri non sembrano amanti del cibo salutare! 

Il tempo a Buyukada si ferma, sembra di tornare indietro a un centinaio di anni fa! Per strada si possono trovare anche alcune mangiatoie con il fieno. Sarò scema io, ma quando l'ho vista mi sono esaltata moltissimo

Il panorama è stupendo, ma devo ammettere che quando mi capitava di guardare verso la città, mi saliva un po' di tristezza! L'isola era così tranquilla e piena di natura e in un certo senso semplice! Quei grattacieli e quell'agglomerato di cemento, non potevano che mettermi tristezza! Sarei rimasta volentieri sull'isola! Così ho scoperto che le città caotiche non fanno per me. Ovviamente non mi fermerò per questo, ma cercherò di non fare mai più viaggi così lunghi in una sola città!

Stefano circondato dalla natura dell'isola!

Che vi posso dire...so che non ve ne frega nulla delle mie foto personali, ma ero felice e voglio condividere questo ricordo con voi!
Passeggiando per il bosco abbiamo potuto ammirare la costa dell'isola e non sto qui a raccontarvi che voglia avevo di scendere e fare il bagno! Sull'isola ci sono alcune spiagge, se non sbaglio sono a pagamento, ma il tempo a nostra disposizione era limitato e così niente bagno nel 2014!
Mentre salivamo l'impervio sentiero verso il monastero di san Giorgio, abbiamo incontrato questo simpaticissimo gatto che giocava con alcuni fili che si trovavano lungo il sentiero stesso. I fili colorati o i nastrini legati agli arbusti, indicano una grazia, per il gattino sono solo divertenti svaghi!


Oltre la facciata del monastero, tipicamente greca, vi è l'ingresso. L'interno è composto da una piccola stanzetta con un monaco che controlla che tutti rispettino le regole. Come potete vedere prima di entrare è possibile prendere alcuni scialli per coprirsi. Dentro la chiesetta è molto umile, ma nasconde un grande tesoro. Svariate sono le riproduzioni di San Giorgio, placcate in quello che penso fosse argento. Sono rimasta colpita da una teca piena di orologi, lasciati dai vari pellegrini!

Facciata del monastero di San giorgio.


L'ossessione di Stefano...per ammirare questo edificio alquanto inquietante, ci siamo dovuti addentrare nella sterpaglia! Ho scoperto successivamente che è uno dei più grandi edifici di legno dell'Europa. 
Tornando verso il porto ci siamo imbattuti in questa bellissima casetta. Non ho resistito e ho scattato un po' di foto. I colori mettevano molta allegria e io che avevo una ruota di carro così, in giardino, mi sono pentita di non averla pitturata!

Infine prima di partir, aspettando il nostro traghetto delle 17.00, abbiamo passeggiato lì vicino e ne abbiamo approfittato per fotografare queste bellissime case che sembrano siano state sradicate chissà da quale luogo lontano! Ah si, c'è anche la statua di Ataturk, ma ero più interessata all'architettura!

Infine ci allontaniamo a bordo del traghetto dopo aver vissuto una scena strabiliante. Aspettavamo davanti ai cancelli chiusi dci accedere all'area dove era ormeggiato il nostro traghetto. le persone soprattutto locali, iniziavano a fremere e ad accalcarsi davanti al cancello. A un certo punto l'uomo dall'altra parte che doveva aprirci ha detto qualcosa in turco. si capiva dal suo ton che era qualcosa di allegro e scherzoso e allo stesso tempo stava incitando ed esaltando la maggior parte delle ragazze. Così quando ha aperto il cancello dicendo qualcosa che secondo me era: tre,due...uno!
Io sono partita tranquillamente, ma tutti hanno iniziato  correre e a spingere, mi sono cadute addosso un po' di persone. Ero basita, ho aumentato il passo cercando di farlo con eleganza mentre le turche scalpitavano urlavano spingevano e si incastravano nella porta d'ingresso della balconata esterna del traghetto! Nel fare ciò sembravano delle pazze, ma delle pazze allegre! In quel momento più che mai mi sono resa conto che ogni Paese è uguale. Ho assistito a donne turche, anzi ragazze, perchè avranno avuto la mia età che si lasciavano andare spensierate. Con un comportamento così diverso da quello a cui avevo assistito fino a quel momento, in cui solitamente le vedevo composte, educate, insomma molto posate!

Vi lascio con una foto dei miei amici/nemici gabbiani! Ho cercato di coglierli mentre si adagiavano sull'acqua o mentre cercavano cibo...chissà!


Le isole dei Principi: escursione in giornata da Istanbul

Dopo molto tempo torno a parlarvi di Istanbul, ma ho deciso di abbandonare l'idea del diario lineare in cui vi racconto giorno per giorno. Ho deciso che racconterò le mie avventure in un modo diverso, che mi permetterà di essere più libera e così oggi vi racconto una delle possibili escursioni giornaliere che non bisogna assolutamente perdersi!

Come scappare dalla bellissima, ma anche caotica Istanbul? Ovviamente con un traghetto in direzione Isola dei Principi! Vi ricordo che risiedevo in zona Sultanhamet, molto comoda perchè da lì passa il tram. Prendete il tram e scendete alla fermata Kabatas, l'ultima. Non potete sbagliare, davanti a voi vedrete i traghetti, a destra c'è la compagnia che ho utilizzato io, la "Sehir Hatlari". Essendo una compagnia pubblica, il costo del biglietto è davvero esiguo e potrete utilizzare la vostra Istanbul card, quindi vi costerà quanto una corsa in tram! Il viaggio in traghetto dura circa un'ora mezza fino a Buyukada, ma ci sono anche altre fermate se preferite scegliere un'isola diversa. Io ho scelto questa perchè è la più grande tra le nove che formano l'arcipelago dei Principi nel Mar di Marmara. "Adalar", cioè isole in turco, furono meta di molti principi esiliati, nel periodo bizantino e successivamente divennero il luogo preferito delle famiglie di Istanbul per trascorrere i mesi più caldi dell'anno fuori dall'afosa città. 


Vi consiglio di non arrivare all'ultimo minuto altrimenti sarà difficile trovare un posto a sedere. Noi avevamo scelto il sabato per visitare quest'isola e così abbiamo avuto modo di ammirare la giornata di svago della gente del luogo. Si, c'erano abbastanza turisti, anche se sull'isola ne abbiamo visti ancora di più e abbiamo scoperto che avevano utilizzato un'altra compagnia di traghetti, ma molti di più erano i turchi! Ragazzine spensierate e famiglie che lanciavano i simir ai gabbiani! Già il viaggio in traghetto è un'emozione, molto bello ammirare i venditori di simir e di caffè o cay che passano tra i passeggeri, non curanti dell'ondeggiare del traghetto!

Mi rendo conto che mi sto già prolungando troppo e la selezione delle foto è immensa, ma su Buyukada ci ho lasciato un pezzettino di cuore. Un'isola ancora piena di verde con un'atmosfera per cui non trovo le parole adatte. Tra le case di legno dai colori pastello, i calessi trainati dai cavalli e l'immensa natura, ci si dimentica completamente che a un'ora e mezza c'è la caotica città! Qui il tempo sembra fermarsi e a me è parso di trovarmi in una linea temporale completamente diversa, a ricordarci che era il 2014 e non il 1900, sono state le tante macchine fotografiche appese al collo dei turisti e purtroppo i grattacieli della stessa Istanbul, che svettavano all'orizzonte!

Io e la mia dolce metà, da impavidi abbiamo deciso di raggiungere il monastero di San Giorgio che si deve assolutamente visitare, a piedi, ma penso ancora adesso che i veri impavidi siano stati coloro che hanno fatto una fila lunghissima per riuscire a salire su un calesse! Noi abbiamo preferito camminare per 4 km e il paesaggio ha ripagato ogni sforzo e ogni goccia di sudore, però non posso negare che dopo aver camminato a lungo, è stato davvero faticoso riuscire a salire a piedi fino al monastero. Infatti il monastero è situato su un promontorio e la salita che lo precede, si può fare solo a piedi o sul mulo (poveri muli). Essendo davvero ripida, se non si è allenati, si arriva in cima devastati. Nell'istante in cui ho visto il monastero e il panorama mozzafiato, mi sono ripresa all'istante! Il monastero è greco ortodosso, di piccole dimensioni, ma io ne sono rimasta molto colpita. All'interno vi sono molti quadri rivestiti di placche d'argento, qualcosa che non avevo mai visto, ma siccome è proibito fotografare al suo interno, rimarranno impressi solo nella mia mente.






Anche al ritorno abbiamo deciso di andare a piedi, ma abbiamo preso una strada alternativa, in quanto Stefano era ossessionato dall'edificio in legno mezzo diroccato che aveva visto da diverse angolazioni, salendo al monastero. Ci siamo avvicinati alla recinzione, ma l'edificio a mio parere era inquietante, affascinate, ma pur sempre inquietante; complice il filo spinato e i divieti! Non avendo la guida abbiamo provato a indovinare la sua funzione. A me sembrava tanto un albergo, ma i cartelli e divieti  con scritto zona militare, ci hanno portato fuori strada e abbiamo pensato potesse essere una struttura militare e per questo motivo ho proibito a Stefano di girarci intorno. C'è da dire che era davvero immenso e non avevamo il tempo necessario a girarci intorno. Con il senno di poi mi  è dispiaciuto, ma non ditelo a Stefano, mi farebbe la testa come un pallone! Alla fine abbiamo scoperto che nacque come casinò a inizio Novecento, ma il sultano non approvò e divenne un'orfanotrofio, fino a quando fu abbandonato.

L'orfanotrofio visto dalla pineta mentre ci recavamo verso il monastero

L'orfanotrofio visto dalla collina del monastero greco-ortodosso di San Giorgio

Questa escursione è stata meravigliosa e ci è dispiaciuto non pernottare sull'isola, avremmo avuto più tempo per esplorarla! Se la visitate non dimenticate di comprare la tipica corona di fiori che porta fortuna!
Stefano che mi compra una corona di fiori a Buyukada

mercoledì 11 febbraio 2015

La neve...che dolce magia!

Ecco il primo post dell'anno, dopo più di un mese posso finalmente scriverlo. Sono stata troppo impegnata per riuscire a ricavare un po' di tempo da dedicare al blog e siccome avevo promesso di essere più costante, ho deciso di non iniziare prima perchè non avrei mantenuto il buon proposito! Inizio con il raccontarvi le mie prime giornate post scrittura tesi. Qui in Piemonte c'è stata una bella nevicata, quindi pupazzo di neve, bob e lotta spietata...tutto davanti casa! 

Mentre mi godevo queste giornate, mi è sembrato di tornare bambina e soprattutto mi sono ritrovata sdraiata nella neve a osservare il cielo, con tutti quei bianchi fiocchi che cadevano leggeri, illuminando il cielo buio. In quel momento ho pensato che ben poche cose mi emozionano come vivere la neve. Ovviamente dipenderà molto dalle preferenze di ognuno di noi, ma per me la neve rimane magia, anche se dopo bisogna sudare per spalarla via!

Io e Stefano siamo riusciti anche a trovare un po' di tempo per "provare" a fotografare questa magia e dico "provare", per un motivo preciso. Da Natale abbiamo iniziato a coltivare la passione per la fotografia. Grazie ad alcuni regali davvero favolosi, dico addio alla compatta e impugno la reflex! Ciò che però ci preme davvero tanto e imparare a usarla nel modo corretto. Non è la mania di avere una reflex perchè tutti ce l'hanno, ma la voglia di apprendere e scoprire tutto il lavoro che si cela dietro un'unica foto! Quindi con libri, articoli e tanto altro, abbiamo iniziato ad avventurarci in questo mondo. Per il momento siamo ancora molto inesperti, ma ci proviamo comunque! Sabato ci siamo fatti coraggio e ci siamo avventurati nel bosco, sentiero completamente innevato, con la neve che mi arrivava sopra il ginocchio, quasi 70 cm!

Lunedì ha iniziato a nevicare...a fine settimana c'era neve ovunque!



Il bosco innevato è qualcosa di spettacolare, ma ancora più meraviglioso è sapere dove mettere i piedi anche se non vedi la strada! Conosco così bene questi boschi da sapere quando andare avanti e quando fermarmi.


Perdonatemi le foto, sto sperimentando!


Il ruscello non era più visibile, ma il ponte in pietra resta visibile anche sotto la neve e il suo fascino è innegabile!


Vi saluto con quest'ultima e spero di aver fatto venire voglia di neve a qualcuno!!


giovedì 18 dicembre 2014

Aria di Natale

Eccomi di ritorno su queste pagine virtuali dopo un'assenza di qualche settimana. Purtroppo sono poco costante, ma sto lavorando molto su questo mio difetto e per il 2015 prometto di impegnarmi di più!
Stavo scrivendo questo articolo!! :)
A mia discolpa posso dire che sono stata impegnata con i preparativi natalizi! Io amo il Natale e il periodo che va da fine novembre al 25 dicembre è quasi totalmente dedicato alla trasformazione della casa, alla creazione del presepe e ovviamente all'albero che non può mancare! Ebbene si, sono talmente presa dal Natale che mancano 7 giorni e io continuo ad attaccare adesivi ai vetri e stelline alle mensole.

Non lo faccio per mostrarlo a qualcuno, perchè difficilmente ricevo ospiti. Io ho cercato di spiegarlo che abito in montagna e non in Cina, ma non serve a niente:
IO: "Ehi Tizio/Caio/Sempronio, perchè non vieni a trovarmi a casa, così passiamo una serata insieme?"
Tizio/Caio/Sempronio: "Che bella idea, mi farebbe proprio piacere, però abiti in montagna...è troppo lontano venire da te. Facciamo che vieni tu a casa mia?"
IO: "...ma abitiamo solo a 7 km di distanza!!"
Tizio/Caio/Sempronio: "Si, ma tu abiti in montagna!"

Si vede che 7 km in salita sono più lunghi di 7 km in pianura :)
Quindi tornando al discorso precedente, decoro la casa solo per me, solo perchè sono pazza del Natale, ma non vi nego che un pochino mi farebbe piacere condividere questa atmosfera natalizia con altri e così i "fortunati" che si beccheranno una sfilza di foto siete proprio voi!

Iniziamo dalla creazione più impegnativa, il presepe. Ci tengo molto a renderlo il più realistico possibile e mi piace perderci molto tempo. Le montagne sono create con scatoloni e rivestite con carta, mentre alcune casette le ho decorate con pietre, muschio e sughero. Ci metto un paio di giorni a completarlo e mi piace sedermi per terra ad osservare le lucine che si spengono e si accendono!
Grande o piccolo un presepe rimane sempre qualcosa di artistico!

Il mercato.



Poi c'è l'albero, che non può mancare in nessuna casa, perchè quanto è bello la sera accoccolarsi sul divano mentre le lucine illuminano la stanza?



Inoltre un bellissimo regalo quest'anno l'ho abbiamo ricevuto dal supermercato del mio fidanzato, che ha deciso di tenere chiuso il 25 e il 26, così anche noi potremo trascorrere due giorni di festa insieme, alla fine ciò che è davvero bello del Natale è il poter festeggiare e trascorrere del tempo con le persone a cui vogliamo bene!


mercoledì 26 novembre 2014

Snowballs da tutto il mondo: Cervinia

Oggi vi presento la mia prima snowball in assoluto! 
Avevo quattro anni quando i miei genitori mi portarono a Cervinia ed entrando in un negozietto rimasi affascinata da questa stupenda "palla di neve"! Ho sempre amato la neve e poterla far scendere a mio piacimento era qualcosa di eccezionale per me. Di quella mini gita purtroppo non ricordo molto, anzi quasi niente se non la pista di pattinaggio all'aperto, che a quell'età mi colpì profondamente con il suo fascino così romantico e invernale. 
Ho detto "stupenda" palla di neve e forse ora mi crederete pazza, perchè tanto stupenda non è! Il fatto è che all'epoca le snowballs erano di plastica, quindi meno affascinanti di quelle attuali in vetro e con una base semplice non lavorata. All'interno tanto per concludere questa opera d'arte, da un lato abbiamo un capriolo e sullo sfondo una foto di Cervinia, mentre dall'altra parte abbiamo la foto di una montagna e un tristissimo fiorellino di plastica in primo piano! Che dire...non è propriamente bella e nella mia un quarto di acqua è evaporato!
Però il valore affettivo rimane, lei è la prima e ha dato inizio a questa collezione e inoltre è "antica", per non dire "vecchia"! 

Dato che Cervinia è une meta turistica amata dagli sportivi e dato che si avvicina il periodo migliore per gli sciatori, magari a qualcuno di voi capiterà di andarci...in quel caso fatemi sapere come sono ora le palle di neve, perchè sono proprio curiosa!

giovedì 13 novembre 2014

La Cisterna Basilica

1° GIORNO seconda parte

Dopo la lunga mattinata che vi ho raccontato la scorsa volta, ci siamo messi pazientemente in fila per visitare la Cisterna Basilica, una delle perle di questa meravigliosa città. Questa attrazione non fa parte della Museum Pass e quindi non abbiamo potuto saltare la fila e abbiamo dovuto acquistare i biglietti al costo di 20 TL l'uno.

Ne vale sicuramente la pena, non si può immaginare neanche lontanamente di vistare Istanbul senza passare per la sua cisterna! La cisterna si trova al lato destro di Santa Sofia, appena attraversata la strada. Noi non l'abbiamo notata subito, eravamo totalmente presi da tutto il resto e quindi abbiamo notato prima l'uscita e poi l'ingresso, ma non ci si poteva sbagliare neanche volendo dal momento che a segnalare che lì c'era qualcosa di veramente importante era come al solito la lunga coda di turisti! Abbiamo ammazzato il tempo dell'attesa mangiando il primo simit del viaggio e così senza quasi accorgercene eravamo dentro. Temevo di rimanere delusa da questa visita, perchè quando in mille ti dicono che una cosa è stupenda, finisci per crearti aspettative troppo alte e rimanere deluso diventa semplicissimo, ma così non è stato. L'atmosfera della cisterna ti avvolge immediatamente, con le luci che illuminano i pilastri mentre lasciano alcune parti dello spazio nella penombra totale o quasi! 




























Affacciarsi e ammirare i pesci e le monetine, fa parte della prima tappa, poi si inizia a camminare tra le varie passerelle alla ricerca delle colonne decorate e delle due teste di Medusa che si trovano in fondo alla cisterna.


Questa cisterna era collegata a uno degli acquedotti più lunghi del periodo romano e fu costruita da Giustiniano durante il periodo d'oro dell'Impero romano d'Oriente, nel 532. Quasi tutti i materiali di costruzione sono elementi di riuso sottratti a edifici romani. In particolare ad attirare l'attenzione dei turisti sono le proprio le due teste di medusa di cui non si conosce la provenienza, ma si sa essere di fattura romana. Queste fanno da base a due colonne, ma una è stata poggiata al contrario e l'altra di traverso: sarà stata una distrazione o c'era un motivo preciso? Questo non lo sappiamo e probabilmente non lo scopriremo mai!





























Scattare delle foto decenti è quasi impossibile, dal momento che i turisti si accalcano per mettersi in posa davanti ad esse. Io sono rimasta stupidamente sbalordita dalla grandezza di queste teste, in tutte le foto che avevo visto prima di partire erano inquadrate da sole e quindi me le aspettavo molto più piccole, non avevo un termine di paragone che mi potesse dare l'idea della loro grandezza!

Siccome qui sotto l'umidità è molta, vi consiglio di coprirvi bene per evitare di farvi rovinare il viaggio dagli sbalzi di temperatura, quando sono scesa non avevo freddo e non mi sono coperta, ma di sera mi è venuto un bel mal di gola che non mi ha fatto godere il giorno successivo e mi dato fastidio per tutti quelli seguenti! Maledizione, la mia dottoressa prima di partire mi aveva detto di visitare assolutamente questa cisterna e di coprirmi bene e...io ovviamente non le ho dato retta!

Attenti anche agli scivoloni! Abbiamo visto una ragazza chiedere di farsi fare una foto da un altro turista e per fare di fretta si è messa a correre verso il suo gruppo, ma il pavimento in pietra totalmente liscio per via dell'umidità è stato fatale! Per fortuna non si è fatta niente, ma poco ci mancava che provasse l'ebrezza di un bagno nell'antica cisterna!





Nonostante siano molti i turisti qui sotto, non rimane un luogo caotico come altri! In qualche modo si respira una certa solennità e sembra davvero di trovarsi in un altro tempo e nonostante ci sia anche un piccolo bar l'atmosfera non be risente. Noi ci siamo seduti e abbiamo ordinato da bere ed è stato davvero suggestivo sorseggiare un tè mentre scrivevo appunti sul mio quadernino a lume di lanterna! Ho dimenticato totalmente che sopra di noi vi era una città occidentale, caotica e brulicante di taxi e auto. Mi è sembrato di trovarmi mille miglia lontana dalla città.


Dopo aver ammirato questo luogo fantastico, abbiamo continuato la nostra esplorazione verso il Gran Bazar! Dove ci siamo fermati di tanto in tanto per qualche visita fuori programma, ma ve ne parlerò successivamente in un post separato, perchè penso che oggi la grande protagonista debba rimanere lei.










Qui troverete il racconto del primo incontro con Istanbul:
http://manciatediemozioni.blogspot.it/2014/10/diario-di-viaggio-primi-incontri-con.html